10 Gen 2020
SCIENZA DEL DOLORE - SETTE COSE DA CONOSCERE
Posted by Forrest Group Minerva
Creato: 10 Gennaio 2020

Sette cose da conoscere sulla scienza del dolore

Negli ultimi cinquant'anni la scienza del dolore è molto progredita, ma la maggior parte di queste informazioni 

hanno avuto un impatto apparentemente minimo sul modo in cui il dolore è comunemente trattato. Se hai dolore, questi sono apprendimenti che dovresti conoscere. Quando avrai letto questo post conoscerai, più di molti fornitori di farmaci, i meccanismi del dolore e forse ti sentirai un po' meglio, perché la ricerca dimostra che l'educazione al dolore può migliorare i risultati.

gif 7painIn precedenza ho presentato alcuni comuni miti del mal di schiena, come l’idea dei dischi rigonfi, la "cattiva" postura o la mancanza di forza del centro corporale, ritenute le principali cause del mal di schiena. Come descritto, le prove non supportano tali affermazioni, e questo è alquanto sorprendente e controintuitivo. Tuttavia, l'apprendimento di alcune nozioni di base della scienza del dolore contribuirà notevolmente a rendere queste prove maggiormente comprensibili.

Ecco alcune idee di base della scienza del dolore.

1. Il dolore è un meccanismo di sopravvivenza il cui scopo è proteggere il corpo

Il dolore è definito come una spiacevole esperienza soggettiva il cui scopo è di motivarti a fare qualcosa, di solito per proteggere le parti del corpo, che il cervello ritiene (giustamente o erroneamente) siano danneggiate. Se senti dolore, significa che il tuo cervello considera che il corpo sia minacciato e che qualcosa deve essere fatto al riguardo. In questo senso, il dolore è un meccanismo di sopravvivenza di fondamentale importanza. Le persone nate senza la capacità di provare dolore (sì, esistono davvero) non vivono molto a lungo. Il tuo sistema nervoso centrale prende molto seriamente il compito di creare il dolore, e quindi puoi aspettarti che quando riterrà che una parte del corpo sia danneggiata, sbaglierà sul lato della maggiore precauzione, per darti un chiaro incentivo a fare qualcosa per risolverla.

2. Il dolore è un'uscita del cervello, non un input del corpo

Questo è il cambiamento paradigmatico fondamentale che si è appurato recentemente nella scienza del dolore. Il dolore è creato dal cervello, e non percepito passivamente dal medesimo come una sensazione preformata trasmessa dal corpo.

Quando una parte del corpo è danneggiata, le terminazioni nervose sono attivate e inviano segnali di avvertimento al cervello. Ma non si avverte dolore fino a quando il cervello non interpreta queste informazioni e decide che il dolore sarebbe in qualche modo utile, ad esempio, per incoraggiare comportamenti protettivi, per minimizzare ulteriori danni e concedere tempo per la guarigione. Nel prendere questa decisione il cervello considera una grande quantità di fattori e nessuno, tra tanti cervelli, elaborerà la medesima risposta. Diverse parti del cervello aiutano a creare la risposta al dolore, comprese le aree che governano le emozioni, i ricordi del passato e le intenzioni future. Pertanto, il dolore non è una misurazione accurata della quantità di danno tissutale di un'area, è un segnale che incoraggia l'azione. Quando un musicista professionista si ferisce alla mano, il suo cervello potrebbe prendere in considerazione azioni molto diverse rispetto a quello di un giocatore di calcio con il medesimo infortunio.

3. Il danno fisico non equivale al dolore. E viceversa

Se soffri, non sei necessariamente ferito. E se sei ferito, necessariamente sentirai dolore. Un esempio molto drammatico di danno ai tessuti senza dolore si verifica quando un soldato è ferito in battaglia, o un surfista riceve un morso da uno squalo. In queste situazioni, c'è una buona probabilità che la vittima non avverta alcun dolore fino a quando l'emergenza non è terminata. Il dolore è un meccanismo di sopravvivenza e nei casi in cui il dolore rende la sopravvivenza ancora più difficile, non dovremmo sorprenderci del fatto che non ci sia dolore. Anche se la maggior parte di noi non ha mai avuto le braccia morsicate dagli squali, è probabile che ci siano stati urti o cadute durante una partita sportiva, o qualche altra piccola emergenza che non abbiamo avvertito fino alla fine della partita. Inoltre, molti studi hanno dimostrato che grandi percentuali di persone con schiena, spalle e ginocchia indolori hanno un danno tissutale significativo in queste aree, che possono essere viste alla risonanza magnetica, come ernie discali e la cuffia dei rotatori strappata (N.d.r.: spalla).

D'altra parte, molte persone soffrono di dolore quando non vi è alcun danno ai tessuti. L'allodinia è una condizione in cui anche gli stimoli normali, come un leggero tocco sulla pelle, possono causare dolori lancinanti. Questo è un esempio estremo di qualcosa che potrebbe verificarsi abbastanza comunemente su una scala molto più piccola - il sistema nervoso centrale è sensibile a potenziali minacce e lancia l'allarme anche quando non è presente alcuna minaccia reale.

4. Il cervello "pensa" spesso che il corpo sia in pericolo anche quando non lo è

L'esempio più drammatico di ciò, è il dolore degli arti fantasma, quando la vittima sente dolore in una parte del corpo che ha perso. Sebbene l'arto doloroso non ci sia più da anni e non possa più inviare segnali al cervello, la parte del cervello che percepiva l'arto rimane, e può essere erroneamente innescata dall'attività neurale proveniente dalla parte vicina. Quando ciò accade, le vittime potrebbero provare sensazioni incredibilmente vivide e dolorose dell'arto mancante. Sorprendentemente, il dolore ad un braccio fantasma a volte può essere curato mettendo l’altra mano in una scatola di specchi in un modo che il cervello sia indotto a pensare che il braccio mancante sia vivo e vegeto! Questa è una straordinaria dimostrazione del fatto che il vero bersaglio del sollievo dal dolore sia spesso il cervello, non il corpo.

Ci sono molti altri casi più comuni in cui il cervello non sa cosa sta succedendo nel corpo e causa dolore in un'area che non è chiaramente minacciata. Qualsiasi tipo di dolore avvertito, che nulla ha a che vedere con un problema reale, è un esempio di questo. L'allodinia è un altro esempio.

5. Il dolore genera dolore

Uno sfortunato aspetto della fisiologia del dolore è che più si prolunga, più diventa facile avvertirlo. Questa è una conseguenza di un processo neurale molto basilare chiamato potenziamento a lungo termine; sostanzialmente significa che più volte che un determinato percorso neurale è utilizzato dal cervello, più è facile attivare nuovamente quel percorso. È come intagliare una scanalatura sul manto di neve mentre si scia - più volte si percorre l’identico percorso, più è facile rientrare in quella stessa scanalatura. Questo è il medesimo processo attraverso il quale impariamo le abitudini o sviluppiamo abilità. Nel contesto del dolore, significa che quante più volte avvertiamo un certo dolore, minore è lo stimolo necessario per innescarlo.

6. Il dolore può essere innescato da fattori non correlati a danni fisici

Potresti aver sentito la frase che 'i neuroni che funzionano assieme, si legano assieme'. L'esempio più famoso di questo principio è l'esperimento di Pavlov, in cui suonava un campanello ogni volta che i suoi cani mangiavano la cena; poi scoprì che poteva far loro venire l'acquolina in bocca al solo suono del campanello. A livello neurale è successo che i neuroni che sentivano la campana sono stati collegati ai neuroni dell’acquolina salivale, perché hanno funzionato contemporaneamente per un certo periodo di tempo. La medesima cosa può succedere con il dolore. Ad es. ogni volta che vai al lavoro e ti impegni in attività stressanti, come lavorare al computer o sollevare imballaggi, che ti provocano dolore alla schiena, dopo un po' il tuo cervello inizierà a relazionare l'ambiente di lavoro con il dolore, fino al punto in cui puoi iniziare ad avvertire dolore solo presentandoti, o forse anche solo pensando al lavoro.

Inoltre, è stato anche dimostrato che stati emotivi come rabbia, depressione e ansia riducono la tolleranza al dolore. Sebbene sia difficile da credere, la ricerca fornisce una forte evidenza che una parte significativa del mal di schiena cronico è causato più da fattori emotivi e sociali che dal reale danno fisico ai tessuti. Potresti aver notato che quando ritorni in un posto dove non sei stato per molti anni, ti ritrovi rapidamente in vecchi schemi di linguaggio, postura o comportamento, che pensavi di aver abbandonato definitivamente. Allo stesso modo il dolore può essere innescato o richiamato da certi contesti sociali, sentimenti o pensieri associati al dolore. Hai mai notato che il tuo dolore è passato, sei andato in vacanza ed è ricomparso quando sei tornato?

7. Il sistema nervoso centrale può cambiare il suo livello di sensibilità del dolore

Esistono numerosi meccanismi mediante i quali il sistema nervoso centrale può aumentare o diminuire la sua sensibilità a uno stimolo del corpo. L'esempio più estremo di desensibilizzazione si verifica, come precedentemente descritto, durante una situazione di emergenza, quando i segnali del dolore del corpo sono completamente inibiti dal raggiungere il cervello.

Nella maggior parte delle volte, una lesione aumenta il livello di sensibilizzazione, presumibilmente in modo che il cervello possa proteggere più facilmente un'area che ora è nota per essere danneggiata. Quando un'area è sensibilizzata, possiamo aspettarci che il dolore si avverta prima e più forte, così che anche pressioni meccaniche normalmente innocue possono causare dolore. Esistono molti meccanismi complicati in base ai quali il livello di sensibilità aumenta o diminuisce, cosa che va oltre lo scopo di questo articolo. Per i nostri fini, il punto chiave è che il sistema nervoso centrale regola costantemente il livello del volume sui segnali del dolore a seconda di una varietà di fattori. Per qualche ragione, sembra che in molti individui con dolore cronico, il volume sia stato semplicemente alzato troppo e lasciato alzato, troppo a lungo. Questa è chiamata sensibilizzazione centrale, e probabilmente riveste almeno un ruolo in molti stati di dolore cronico. È un altro esempio di come il dolore cronico non implichi necessariamente un danno permanente al corpo.

Conclusione

Quando il corpo funziona bene, i tessuti danneggiati guariranno al meglio in poche settimane o mesi, e poi il dolore dovrebbe terminare. Perché dovrebbe continuare se il corpo ha già fatto del suo meglio per guarirsi? Quando il dolore persiste per lunghi periodi di tempo, senza una reale fonte di danno o danno continuo, potrebbe esserci un problema con il sistema di elaborazione del dolore, non con il corpo. In altre parole, se soffri di dolore cronico, ci sono almeno alcune possibilità che tu non sia veramente ferito. La ricerca mostra che per alcune persone questo è un pensiero confortante e serve a ridurre l'ansia, lo stress e la minaccia che peggiorano il dolore.

Quindi che possiamo fare con queste informazioni per aiutarci ad uscire dal dolore? L'aspetto fondamentale è che abbiamo bisogno di capire quali sono le cause che coinvolgono il sistema nervoso centrale nel sentirsi minacciato, e su come possiamo ridurre queste cause. 

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  Todd Hargrove - 24 giugno 2010



Tratto da: https://www.bettermovement.org/blog/2010/seven-things-you-should-know-about-pain-science


Si declina qualunque responsabilità per la presenza di eventuali errori involontariamente introdotti nel testo nella traduzione o nella trascrizione. Si precisa inoltre che il contenuto dell'articolo non sostituisce in modo alcuno ciò che è divulgato nei libri ed in bibliografia e, nel medesimo tempo, non costituisce alcun riferimento tecnico, medico e scientifico.