22 Set 2021
IL FASCINO SEDUCENTE DELLA SCARPA DA CORSA "ILLEGALE" DI ADIDAS
Posted by Forrest Group Minerva
Creato: 22 Settembre 2021

Il fascino seducente della scarpa da corsa "illegale" di Adidas

La Prime X è vietata agli atleti professionisti, ma questo potrebbe essere il suo principale punto di forza.

gif adidas illegalDerara Hurisa è stato retroattivamente squalificato per aver indossato scarpe che violavano una regola della World Athletics che, per le gare su strada, limita lo spessore della suola a 40 millimetri. (Hans Punz/APA/AFP/Getty)
Due anni dopo aver ospitato il tentativo di successo di Eliud Kipchoge di percorrere 26,2 miglia in meno di due ore, la capitale austriaca è tornata sui titoli dei giornali mondiali. Questa volta, la notizia è stata meno fausta. Il vincitore della Vienna City Marathon dello scorso fine settimana, un etiope di 24 anni di nome Derara Hurisa, è stato retroattivamente squalificato per aver indossato scarpe che violavano una regola del World Athletics che, per gli eventi di corsa su strada, limita lo spessore della suola a 40 millimetri. Secondo un comunicato stampa degli organizzatori della gara, Hurisa ha gareggiato con il modello Adizero Prime X di Adidas, che vanta un'altezza della suola di 50 millimetri. Nell'era dei media online guidati dai titoli, il fatto che un maratoneta potesse essere squalificato per indossare scarpe che erano un centimetro sopra il limite consentito era irresistibile. La notizia è stata ripresa dai principali organi di stampa di tutto il mondo, dal Taipei Times a Fox News. Su Die Presse, il giornale austriaco più diffuso, si parlava di “Schuh-Gate” [N.d.r.: schuh = scarpa (in tedesco)].

Schuh-Gate potrebbe aver raccolto, alla Vienna City Marathon, una quantità impressionante di copertura mediatica per un evento che in genere non prevede la regalità (N.d.r.: della maratona di Vienna) nella corsa a distanza, ma è lecito ritenere che questo sia il tipo di pubblicità di cui la gara avrebbe potuto fare a meno. Vienna è una "corsa qualificata su strada" dell'atletica mondiale, ciò significa che oltre a un campo di partecipanti d'élite di livello mondiale, dovrebbe aderire a rigorosi standard organizzativi. Dover squalificare il vincitore della gara maschile, per quello che sembra un tecnicismo facilmente rilevabile, non è una bella sensazione.

Allora, com’è potuto accadere? Secondo il comunicato stampa, prima della gara, tutti i corridori d'élite dovevano compilare un modulo indicando con quale scarpa intendevano gareggiare. Apparentemente, la scarpa che Hurisa (o il suo manager) ha presentato nel modulo era legale su strada, ma quel giorno ha optato per correre con una scarpa diversa: la Prime X, che Hurisa stava usando in allenamento e non si era reso conto che fosse proibita dalle regole del World Athletics.

In una e-mail, Andreas Maier, che gestisce le comunicazioni con i media per la Vienna City Marathon, mi ha detto che si è verificata una "situazione spiacevole per tutte le persone coinvolte", ma che tutti gli atleti e i loro manager, durante la riunione tecnica pre-gara, erano stati specificamente informati della regola sulle scarpe del World Athletics. "Ci dispiace per Derara Hurisa, che ha messo tutto il suo impegno e ha tagliato per primo il traguardo, per sapere, solo in seguito, che è stato squalificato", ha aggiunto Maier. "Pensiamo che non ci fosse alcun tipo di intenzionalità nell'uso di queste scarpe".

Questo sembra essere il primo caso importante di squalifica di un atleta per aver violato la regola del World Athletics, entrata in vigore nel gennaio 2020, sull’altezza della suola. C'è un po' di ironia che sia successo a un corridore che gareggiava in Adidas, dal momento che è stata Nike, nel 2017, che ha aperto il vaso di Pandora della super scarpa introducendo un nuovo paradigma che combinava lamine rigide con abbondanti quantità di schiuma. Quando World Athletics ha pubblicato i suoi regolamenti, la scarpa che molti pensavano sarebbe stata considerata illegale era la nuova Alphafly di Nike, una versione che Kipchoge aveva indossato per infrangere la barriera delle due ore l'anno precedente. Come si è scoperto, la versione per il mercato di massa dell'Alphafly aveva un'altezza della suola esattamente di 40 millimetri, suscitando teorie cospirazioniste in agguato nell'organo di governo globale della corsa, in cui Nike aveva livelli sproporzionati di influenza e potere. (O forse è stata solo una coincidenza.)

Per quanto riguarda Adidas, la loro linea ufficiale è che lo status "illegale" della Prime X è stata una scelta intenzionale. Rispondendo a una richiesta di commento, un funzionario delle pubbliche relazioni dell'azienda mi ha detto che la scarpa è stata "consapevolmente creata al di fuori delle linee guida del World Athletics" e che era intesa come scarpa da allenamento per atleti d'élite. Sul sito web di Adidas, la Prime X è pubblicizzata come una scarpa da "rompi i limiti" che mostra cos’è possibile "quando getti il libro delle regole". In un thread della bacheca (*), uno degli editori di Letsrun ha persino ipotizzato che, dal momento che Adidas è lo sponsor principale delle scarpe per la Vienna City Marathon, la squalifica di Hurisa potrebbe essere stata un'elaborata trovata pubblicitaria.

Ora, quella sarebbe una teoria del complotto perché, presumibilmente, avrebbe dovuto essere fatta all'insaputa degli organizzatori della gara. Sembra un po' una forzatura, così come l'idea che sia nell'interesse di Adidas pubblicizzare il fatto che indossare il suo prodotto in una gara importante può comportare la squalifica.

Naturalmente, la stragrande maggioranza della base clienti dell'azienda non sono corridori professionisti, ma atleti che rientrano da qualche parte nello spettro dei podisti per hobby e che non devono preoccuparsi che i funzionari di gara esaminino le loro calzature mentre tagliano il traguardo.

Un poster, della bacheca nel suddetto thread (*ha chiesto: "Perché dovrebbero fare una scarpa che non è conforme alle regole?", prima di ottenere risposta alla domanda: "Immagino per le masse? Come 'Questa scarpa è così bella che è stata bandita.'”

Questa potrebbe essere la genialità del nuovo prodotto Adidas. In genere, sono gli atleti professionisti che ottengono la prelazione sulle innovazioni di design e sui progressi nella tecnologia delle scarpe. La Prime X, d'altra parte, è forse la prima super scarpa disponibile esclusivamente per chiunque, almeno in un contesto di gara. Alla domanda sui corridori dilettanti che indossano calzature "illegali", un rappresentante della Boston Athletic Association mi ha rilasciato la seguente dichiarazione ufficiale: "La maratona di Boston segue le regole e le linee guida stabilite dalla World Athletics e USA Track & Field. Tutti gli atleti professionisti saranno sottoposti al controllo delle scarpe per garantire il rispetto di tutte le regole". Un funzionario di un'altra famosa maratona, che ha chiesto di non essere citato, mi ha detto che i corridori in campo non professionistico non devono rispettare i regolamenti stabiliti dalla World Athletics.

Che le proporzioni gigantesche della Prime X le conferiscano effettivi benefici, in termini di prestazioni, che superano quelle delle scarpe legali è un'altra questione (come lo scienziato sportivo e ultra runner Geoffrey Burns spiega in questo articolo), ma è improbabile che questo possa offuscare l'appello illecito delle Prime X.

* Thread. In informatica, discussione in corso all'interno di un sito web o in un news group su Internet.

[N.d.r.: così, per curiosità! Un importante sito americano di calzature sportive vende la scarpa mostrata nell'immagine di introduzione dell'articolo tra $ 370 e $ 500 (sì, trecentosettanta e cinquecento!), a seconda della taglia.]

Articoli correlati
SCARPE DA CORSA
UNA PROPOSTA PER REGOLAMENTARE LE CALZATURE NELLA CORSA SU STRADA 

martin huber

 Martin Fritz Huber - 16 settembre 2021

 

   Non vendiamo il prodotto menzionato e non siamo pagati per indirizzarti a siti che lo vendono.   


Tratto da: https://www.outsideonline.com/health/running/adidas-prime-x-illegal-shoe-vienna-marathon/


Si declina qualunque responsabilità per la presenza di eventuali errori involontariamente introdotti nel testo nella traduzione o nella trascrizione. Si precisa inoltre che il contenuto dell'articolo non sostituisce in modo alcuno ciò che è divulgato nei libri ed in bibliografia e, nel medesimo tempo, non costituisce alcun riferimento tecnico, medico e scientifico.