12 Ago 2016
LA FISIOLOGIA DELLA FLESSIBILITÀ
Posted by Forrest Group Minerva
Creato: 12 Agosto 2016

La fisiologia della flessibilità

Un certo numero di fattori anatomici e fisiologici influenzano la flessibilità di un atleta.

Mentre alcuni fattori sono indipendenti (come l'età, il sesso, e la struttura delle articolazioni), altri sono invece sotto il nostro controllo. Questi includono il livello di attività, la massa muscolare e gli esercizi di stretching.

1. Struttura delle articolazioni
Nel corpo umano ci sono diversi tipi di articolazioni. Alcune hanno intrinsecamente una maggiore ampiezza di movimento (ROM) rispetto ad altre. Per esempio il giunto sferico della spalla, ha la maggiore ampiezza di movimento di tutte le articolazioni, e può muoversi in ciascuno dei tre piani anatomici (1).

Confrontando l'articolazione della spalla con l'articolazione ellissoidale del polso, questa si muove soprattutto nei piani sagittale e frontale. L’articolazione a cerniera della caviglia è simile, mentre la cerniera modificata del ginocchio consente il ROM nel piano sagittale.

2. Età e sesso
L’ampiezza di movimento (ROM) e la flessibilità diminuiscono con l'età. Ciò è dovuto, in parte, al tessuto connettivo fibroso che sostituisce le fibre muscolari attraverso un processo chiamato fibrosi (1). Le donne tendono ad essere più flessibili rispetto ai maschi.

I soggetti più anziani dovrebbero essere incoraggiati ad allenarsi perché, proprio come la forza e la resistenza, anche la flessibilità può essere aumentata a qualsiasi età (2, 3, 4).

3. Tessuto connettivo
Il tessuto connettivo profondo (fasce e tendini) può limitare l’ampiezza di movimento.

In particolare, due caratteristiche del tessuto connettivo, l'elasticità e la plasticità, sono legate all’ampiezza di movimento. L’elasticità è definita come la capacità di tornare alla lunghezza di riposo originale dopo un allungamento passivo (5). La plasticità può essere definita come la tendenza ad assumere una nuova e maggiore lunghezza dopo un allungamento passivo (5).

I legamenti non sembrano mostrare una particolare proprietà elastica. Tuttavia, con l'esposizione all’allungamento durante lo stretching, possono estendersi ad una nuova lunghezza (9). Il preparatore atletico deve ricordare che l'aumento della mobilità nei legamenti riduce la stabilità dell'articolazione, che è spesso un adattamento sfavorevole, soprattutto negli sport di contatto.

4. Massa muscolare e allenamento con i pesi
L’ipertrofia del muscolo scheletrico può influenzare negativamente l’ampiezza di movimento (ROM). Può essere difficile per gli atleti massicci completare alcuni allungamenti, come uno stretching dei tricipiti sopra la testa.

Tuttavia, in questi atleti, la grande massa muscolare è di solito favorevole per il loro sport rispetto all’ampiezza di movimento.

L'allenamento di resistenza può aumentare la flessibilità (6). Al contrario, quando sono utilizzati carichi pesanti con ampiezza di movimento limitata, l’allenamento con i pesi può ridurre la flessibilità (7).

5. Propriocettori
La capacità del sistema neuromuscolare di inibire i muscoli antagonisti (i muscoli sotto stretching) influenza la flessibilità (9).

Ci sono due importanti propriocettori coinvolti nella meccanica dello stretching e della flessibilità. Il primo riguarda i fusi neuromuscolari. Situati all'interno delle fibre muscolari essi monitorano i cambiamenti di lunghezza del muscolo. L’allungamento riflesso è la risposta involontaria del corpo ad uno stimolo esterno che estende il muscolo (5) e provoca un incremento riflesso nell’attività muscolare. Sono i fusi neuromuscolari che attivano questa risposta.

Quando si esegue lo stretching, è meglio evitare di sollecitare i fusi neuromuscolari (e la risposta dell’allungamento riflesso), poiché ciò limiterà il movimento.

Lo stretching statico non sollecita i fusi muscolari, e permette ai muscoli di rilassarsi e di raggiungere un maggior allungamento.

Gli altri importanti propriocettori sono gli organi tendinei del Golgi (GTO). Questi si trovano vicino alle giunzioni muscolotendinee e sono sensibili all'aumento della tensione muscolare. Quando i GTO sono stimolati provocano un rilassamento riflesso del muscolo. Quando ciò si verifica nel muscolo che è allungato, questo è indicato come inibizione autogena e può agevolare lo stretching (8).

L’inibizione autogena può essere indotta dalla contrazione di un muscolo, immediatamente prima che venga allungato passivamente, una tecnica utilizzata nello stretching PNF.

L’inibizione reciproca si verifica quando gli organi tendinei del Golgi (GTO) sono stimolati in senso opposto a quelli del muscolo in allungamento (cioè in modo che il muscolo opposto si rilassi) (8). Ciò può essere ottenuto contraendo contemporaneamente il gruppo muscolare opposto a quello passivamente allungato.

6. Ambiente interno
Le  condizioni fisiche dell'atleta influiscono sull’ampiezza di movimento (ROM). Ad esempio, la mobilità è diminuita subito dopo il risveglio dal sonno notturno (9). Dieci minuti in un ambiente caldo (40 °C), es. bagno, aumenta la temperatura corporea e l’ampiezza di movimento (9).

7. Lesioni precedenti
Le lesioni ai muscoli ed al tessuto connettivo possono portare ad un ispessimento, o fibrosi, della zona interessata. Il tessuto fibroso è meno elastico e può portare ad un accorciamento dell'arto e ridurre l’ampiezza di movimento. I noduli fibrosi nel tessuto connettivo e muscolare sono spesso chiamati "punti  trigger". Una tecnica chiamata auto-massaggio miofasciale può essere in grado di alleviare il dolore e la rigidità causata dai "punti trigger".

Riferementi
1) Anthony, C.P., and N.J. Kolthoff. Textbook of anatomy and physiology, 9th edition. St. Louis: Mosby. 1975
2) Gajdosik R.L., Vander Linden, D.W., McNair, P.J., Williams, A.K., Riggin, T.J. Effects of an eight-week stretching program on the passive-elastic properties and function of the calf muscles of older women. Clin Biomech (Bristol, Avon). Nov;20(9):973-83. 2005
3) Thompson, C.J., Osness, W.H. Effects of an 8-week multimodal exercise program on strength, flexibility, and golf performance in 55- to 79-year-old men. J Aging Phys Act.Apr; 12(2):144-56. 2004
4) Toraman F, Sahin G. Age responses to multicomponent training programme in older adults. Disabil Rehabil. Apr 22;26(8):448-54. 2004
5) National Strength and Conditioning Association. Essentials of strength training and conditioning, 2nd edition. Champaign, IL: Human Kinetics. 2002
6) Leighton, J.R. A study of the effect of progressive weight training on flexibility. J. Assoc. Phys. Ment. Rehab.18:101. 1964
7) deVries, H.A. Physiology of exercise for physical education and athletics.Dubuque, IA: Brown. 1974
8) Condon, S.M. and R.S. Hutton. Soleus muscle electomyographic activity and ankle dorsiflexion range of motion during four stretching procedures. Phys. Ther.67:24-30. 1987
9) Dick, F. Sports Training Principles. London, A & C Black. 1997

  



Articolo tratto da:  http://www.sport-fitness-advisor.com/flexibility.html


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