23 Dic 2016
LA FASCITE PLANTARE
Posted by Forrest Group Minerva
Creato: 23 Dicembre 2016

La fascite plantare

La fascite plantare è una malattia che provoca dolore 

nel tallone e nella parte inferiore del piede. Il dolore è di solito più acuto con i primi passi del giorno o dopo un periodo di riposo. Il dolore, inoltre, è spesso causato dalla flessione del piede e delle dita verso la tibia e può essere aggravato da un tendine di Achille rigido. La patologia si manifesta, in modo tipico, lentamente. All'incirca in un terzo dei casi, sono colpite entrambe le gambe. Non è presente febbre né sudorazione notturna.

Le cause di fascite plantare non sono del tutto chiare. I fattori di rischio includono l'attività eccessiva, come stazionare per lunghi periodi in piedi (n.d.r baristi e parrucchieri, per esempio), un aumento dell’esercizio fisico, e l'obesità. È anche associata con la rotazione verso l'interno del piede e con uno stile di vita sedentario. Sebbene gli speroni calcaneari siano spesso diagnosticati, non è chiaro se essi rivestono un ruolo nel causare la patologia. La fascite plantare è un disordine del punto di inserzione del legamento sull'osso, caratterizzata da microlesioni, rottura del collagene e cicatrici. L'infiammazione sembra avere un ruolo minore. La diagnosi è tipicamente basata su segni e sintomi, mentre l'ecografia può essere impiegata per confermare l'ipotesi diagnostica. Altre malattie con sintomi simili sono l'artrosi, la spondilite anchilosante, la borsite calcaneare e le artriti.

La maggior parte dei casi di fascite plantare si risolvono con il tempo e con metodi terapeutici conservativi. Di solito per le prime settimane si consiglia di riposare, cambiare l’attività, prendere farmaci antidolorifici, ed effettuare esercizi di stretching. Se ciò non è sufficiente, successive opzioni possono coinvolgere la fisioterapia, l’uso dei plantari, l’immobilizzazione, o infiltrazione di steroidi. Se anche queste misure non arrecano benefici, possono essere impiegate la terapia con onde d'urto o la chirurgia.
In ogni momento, tra il 4% e il 7% della popolazione presenta un dolore al tallone, e circa l'80% di questi casi sono dovuti alla fascite plantare. Circa il 10% delle persone contraggono la malattia durante la loro vita. L'insorgenza è inoltre più comune con l'avanzare dell'età. Non è chiaro se uno dei due sessi sia colpito maggiormente rispetto all’altro.

Segni e sintomi

gif fascite 1Quando la fascite plantare si manifesta, il dolore è tipicamente acuto e di solito unilaterale (70% dei casi). Il dolore al tallone è peggiorato dal caricamento del peso corporeo sul tallone dopo un lungo periodo di riposo. Gli individui affetti da fascite plantare spesso dichiarano che i sintomi sono più intensi durante i loro primi passi quando si alzano dal letto, o dopo periodi prolungati di sedentarietà. Un miglioramento dei sintomi è di solito osservato durante la camminata prolungata. In casi sporadici ulteriori sintomi includono l’intorpidimento, il formicolio, il gonfiore con il dolore irradiato.

Se nel corso della fascite plantare la fascia plantare continua ad essere stressata, questa può rompersi. Tipici segni e sintomi della rottura della fascia plantare includono un clic o un rumore di schiocco, un significativo gonfiore e dolore acuto nella pianta del piede.

I fattori di rischio

I fattori di rischio identificati per la fascite plantare includono la corsa eccessiva, lo stazionare in piedi su superfici dure per periodi di tempo prolungati, alti archi plantari, la presenza di una differente lunghezza delle gambe e i piedi piatti. La tendenza dei piedi piatti ad  avere una eccessiva rotazione interna durante la marcia o la corsa, li rende particolarmente suscettibili alla fascite plantare. L'obesità è presente nel 70% degli individui affetti da fascite plantare, ed è un fattore di rischio indipendente. Gli studi hanno mostrato che esiste una forte associazione tra un aumentato indice di massa corporea e lo sviluppo della fascite plantare nella popolazione sedentaria; questa associazione tra peso e fascite plantare non è stata osservata nella popolazione atletica. Anche la tensione del tendine di Achille e le calzature inadeguate sono stati identificati come fattori di rischio significativi.

Fisiopatologia

La causa della fascite plantare è poco conosciuta e si ritiene che concorrano diversi fattori. La fascia plantare (detta anche aponeurosi plantare) è una banda fibrosa, spessa, di tessuto connettivo che origina dal tubercolo mediale e dal profilo anteriore dell'osso del calcagno. Da qui, la fascia si estende lungo la pianta del piede. ed anteriormente si inserisce alla base delle dita, e supporta l'arco del piede.
In origine, la fascite plantare era ritenuta una condizione infiammatoria della fascia plantare. Tuttavia, nel corso dell'ultimo decennio, gli studi hanno osservato microscopici cambiamenti anatomici che indicano che la fascite plantare è in realtà causata da una rottura strutturale non infiammatoria della fascia plantare, piuttosto che da un processo infiammatorio.
A causa di questo cambiamento nell'interpretazione dei meccanismi che causano la fascite plantare, molti nella comunità accademica ritengono che il termine fascite sia improprio e che la condizione debba essere rinominata fasciosi plantare. Si ritiene che la rottura strutturale della fascia plantare sia causata da microtraumi ripetitivi (piccoli strappi). L'esame microscopico della fascia plantare spesso mostra degenerazione mixomatosa, depositi di calcio nel tessuto connettivo, e disorganizzazione delle fibre di collagene.

Il danno nella fascia plantare durante il normale movimento meccanico, quando si staziona fermi in piedi o durante la camminata, si ritiene possa contribuire allo sviluppo della fascite plantare causando uno sforzo eccessivo sulla tuberosità calcaneare. Altri studi hanno anche suggerito che la fascite plantare non sia in realtà dovuta alla fascia plantare infiammata, ma che possa essere essere un infortunio tendineo che coinvolge il muscolo flessore breve delle dita, che è situato subito in profondità rispetto alla fascia plantare.

 Diagnosi

La fascite plantare è di solito diagnosticata da un medico dopo avere valutato l'anamnesi della persona, i fattori di rischio, e l'esame clinico. Durante la visita medica è spesso osservato dolore alla palpazione lungo la faccia interna dell’osso del calcagno sulla pianta del piede. Il piede può avere limitata flessione dorsale a causa della tensione dei muscoli del polpaccio o del tendine di Achille. La dorsiflessione del piede può suscitare dolore dovuto allo stiramento della fascia plantare causato da questo movimento. Studi diagnostici radiografici non sono di solito necessari per diagnosticare la fascite plantare. Tuttavia, in alcuni casi, il medico può richiedere uno studio per immagini (come ad esempio i raggi X, l'ecografia o una RM) per escludere gravi cause di dolore al piede.
Altre diagnosi alternatve che sono in genere considerate comprendono fratture, tumori o malattie sistemiche, in casi in cui il dolore da fascite plantare non riesce a guarire in modo appropriato con trattamenti medici conservativi. Il dolore bilaterale al tallone o il dolore al tallone nel contesto di una malattia sistemica può indicare la necessità di una indagine diagnostica più approfondita. In taluni casi, possono essere richiesti test diagnostici come un emocromo, i marcatori sierologici di infiammazione o infezione, o di malattie autoimmuni, come la proteina C-reattiva, la VES, gli anticorpi anti-nucleo, il fattore reumatoide, HLA-B27, l’acido urico, o gli anticorpi della malattia di Lyme.  I deficit neurologici possono richiedere una indagine con elettromiografia per escludere danni ai nervi o ai muscoli. 
Un reperto accidentale associato a questa condizione è lo sperone calcaneare, una piccola calcificazione ossea nel calcagno (osso del tallone), che può essere diagnosticato nel 50% dei casi di fascite plantare. In questi casi, è la fascite plantare sottostante che produce il dolore al tallone, e non lo sperone medesimo. La condizione è responsabile della creazione dello sperone, anche se il significato clinico dello sperone calcaneare in fascite plantare rimane poco chiaro.

 Diagnostica per immagini

La diagnostica per immagini non è routinamente necessaria, dato che è costosa e in genere non cambia la gestione della fascite plantare. Quando la diagnosi non è clinicamente evidente, un esame radiografico del piede è la modalità di imaging consigliata per valutare, eventualmente, altre cause di dolore al tallone, come le fratture da stress o la presenza di uno sperone osseo.
Normalmente la fascia plantare è composta da tre fascicoli: quello centrale, più spesso, di 4 mm, quello laterale di 2 mm e quello mediale di spessore inferiore al millimetro. In teoria, la probabilità di fascite aumenta con l'aumentare dello spessore della fascia plantare nel punto di inserzione calcaneare; in particolare viene impiegato come riferimento uno spessore superiore a 4,5 mm all'esame ecografico e superiore a 4 mm alla Risonanza Magnetica. L'evidenziazione radiologica di un ispessimento dell'aponeurosi plantare, tuttavia, può essere assente in individui sintomatici o presente in individui asintomatici, limitando in tal modo l'utilità di tali osservazioni.
La scintigrafia ossea trifasica è una modalità sensibile per rilevare la fascite plantare attiva. Inoltre, la scintigrafia ossea trifasica può essere utilizzata per monitorare la risposta alla terapia, come dimostrato dalla diminuzione di captazione dopo infiltrazioni di corticosteroidi.

La diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale nel dolore al tallone è ampia e comprende stati patologici tra i quali si segnalano: la frattura calcaneare da sforzo, la borsite calcaneare, l’artrosi, stenosi del canale vertebrale che coinvolge le radici nervose dei nervi spinali L5 o S1, la sindrome del cuscinetto adiposo calcaneare, l’ipotiroidismo, le spondiloartriti sieronegative, la spondilite anchilosante, l'artrite reumatoide (più probabile se il dolore è presente in entrambi i talloni), la rottura della fascia plantare, e le neuropatie compressive come la sindrome del tunnel tarsale o l'impingement del nervo calcaneare mediale.
Una diagnosi di fascite plantare di solito può essere effettuata sulla base della storia medica del soggetto e mediante una visita medica. Nei casi in cui il medico sospetta una frattura, una infezione, o qualche altra grave condizione sottostante, una radiografia può essere eseguita per aiutare nella diagnosi differenziale. Tuttavia, in particolare per le persone che stanno in piedi o camminano molto durante il lavoro, i raggi X non dovrebbero essere utilizzati per lo screening della fascite plantare, a meno che l'esame radiologico non sia indicato per altri sospetti diagnostici, poichè l'uso di esami radiologici al di fuori delle linee guida mediche è considerato superfluo.

Trattamento

Non chirurgico

Circa il 90% dei casi di fascite plantare migliora entro sei mesi con un trattamento conservativo, e nel giro di un anno indipendentemente dal trattamento. Molti trattamenti sono stati proposti per la fascite plantare. La maggior parte non sono stati adeguatamente indagati e non ci sono prove per raccomandare trattamenti specifici. L'approccio conservativo immediato include il riposo, il calore, il ghiaccio, ed esercizi di potenziamento del polpaccio; tecniche di allungamento (stretching) dei muscoli del polpaccio, del tendine di Achille e della fascia plantare; riduzione del peso nelle persone in sovrappeso o obese; farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) come l'aspirina o l’ibuprofene. I FANS sono comunemente usati per il trattamento di fascite plantare, ma non risolvono il dolore nel 20% delle persone. 

La terapia extracorporea con onde d'urto (ESWT) è un’efficace modalità di trattamento per il dolore da fascite plantare che non risponde alle cure conservative (non chirurgiche) per almeno tre mesi. Studi di meta-analisi di indagini statistiche mostrano un significativo sollievo del dolore fino ad un anno dopo la procedura ESWT. Tuttavia, il dibattito circa l'efficacia della terapia è ancora in corso. ESWT può essere eseguita con o senza anestesia, sebbene studi suggeriscano che la terapia sia meno efficace quando viene usato l'anestetico. Le complicazioni da ESWT sono rare e tipicamente miti quando presenti; esse comprendono lo sviluppo di lievi ematomi o ecchimosi, arrossamento intorno al sito della procedura, o l'emicrania.

Infiltrazioni di corticosteroidi sono a volte utilizzate per i casi di fascite plantare refrattaria a misure più conservative. Le iniezioni possono essere efficaci per la riduzione a breve termine del dolore fino a un mese, ma gli studi non hanno mostrato un efficace sollievo del dolore dopo tre mesi. Possibili rischi delle infiltrazioni di corticosteroidi per la fascite plantare includono la rottura della fascia plantare, infezioni della pelle, lesioni nervose o muscolari, o atrofia del cuscinetto adiposo plantare. Le ortesi (plantari) personalizzate si sono dimostrate un metodo efficace per ridurre il dolore della fascite plantare per un massimo di 12 settimane. Tuttavia l'efficacia a lungo termine di plantari personalizzati per la riduzione del dolore da fascite plantare richiede ulteriore studio. Le ortesi e alcune tecniche di taping sono proposte per ridurre la pronazione del piede e quindi ridurre il carico sulla fascia plantare con conseguente miglioramento del dolore.
Un'altra tecnica di trattamento nota come ionoforesi plantare consiste nell'applicazione locale di sostanze anti-infiammatorie, come desametasone o acido acetico, e trasmettere tali sostanze attraverso la pelle mediante una corrente elettrica. Esiste una evidenza moderata per l'utilizzo di tutori durante la notte per 1-3 mesi, per alleviare il dolore della fascite plantare che si è protratto per sei mesi. I tutori notturni sono progettati per posizionare e mantenere la caviglia in posizione neutra, e quindi permettere l'allungamento passivo del polpaccio e della fascia plantare durante il sonno. Altri approcci di trattamento possono includere le calzature di sostegno, il taping dell'arco plantare, e la fisioterapia.

Chirurgico

La fasciotomia plantare è spesso utilizzata dopo il trattamento conservativo, se questo non è riuscito a risolvere il problema entro i sei mesi, e viene considerata come ultima risorsa. Esiste l’approccio mini-invasivo ed endoscopico per la fasciotomia plantare, ma tali metodiche richiedono uno specialista che abbia familiarità con determinate attrezzature. La disponibilità di queste tecniche chirurgiche è attualmente limitata. Uno studio del 2012 ha mostrato che il 76% dei pazienti sottoposti a fasciotomia endoscopica plantare hanno avuto il completo sollievo dei loro sintomi ed avevano poche complicazioni (livello IV di evidenza). La rimozione dello sperone calcaneare durante la fasciotomia plantare non ha migliorato il risultato chirurgico. Il dolore plantare al tallone può verificarsi per diverse ragioni e la decompressione del ramo nervoso plantare laterale può essere eseguita, in casi selezionati, assieme alla fasciotomia plantare. Le possibili complicanze di fasciotomia plantare includono lesioni nervose, instabilità dell’arco longitudinale mediale del piede, la frattura del calcagno, un tempo di recupero prolungato, l'infezione, la rottura della fascia plantare, e l'incapacità di migliorare il dolore. L’intervento di ablazione con radiofrequenze (RFA) è stato recentemente proposto come approccio chirurgico alternativo per il trattamento della fascite plantare refrattaria.

Trattamenti non provati

Iniezioni di Tossina botulinica A nonché tecniche similari, come iniezioni di plasma ricco di piastrine e la proloterapia, restano controverse.
Anche l'agopuntura (ed in particolare il dry-needling) è oggetto di ricerca per il trattamento della fascite plantare. Una revisione sistematica delle ricerche disponibili ha trovato prove limitate di efficacia di questa tecnica. Gli studi disponibili sono stati giudicati inadeguati in termini qualitativi e troppo diversi nella metodologia per consentire di raggiungere una conclusione definitiva.

Epidemiologia

La fascite plantare è il tipo più comune di lesione della fascia plantare, responsabile dell'80% dei casi di dolore al tallone. La condizione si manifesta più spesso nelle donne, nelle reclute militari, negli atleti più anziani, negli obesi, e nei giovani atleti di sesso maschile.
Si stima che la fascite plantare interessi 1 persona su 10 nel corso della loro vita, e più comunemente colpisce le persone tra i 40-60 anni di età. Nei soli Stati Uniti, più di due milioni di persone ricevono un trattamento per la fascite plantare, con un costo stimato in $ 284 milioni ogni anno.

[N.d.r: i video inseriti nell'articolo, anche se in lingua inglese, sono molto intuitivi e quindi meritano di essere guardati]



Articolo tratto da : https://en.wikipedia.org/wiki/Plantar_fasciitis


Si declina qualunque responsabilità per la presenza di eventuali errori involontariamente introdotti nel testo nella traduzione o nella trascrizione. Si precisa inoltre che il contenuto dell'articolo non sostituisce in modo alcuno ciò che è divulgato nei libri ed in bibliografia e, nel medesimo tempo, non costituisce alcun riferimento tecnico, medico e scientifico.