11 Apr 2020
LA CATTIVA SCIENZA STA IMPERVERSANDO
Posted by Forrest Group Minerva
Creato: 11 Aprile 2020

La ricerca sul coronavirus fatta troppo velocemente sta testando le garanzie di pubblicazione, la cattiva scienza sta imperversando

Sono passate poche settimane da quando il coronavirus è stato dichiarato una pandemia.

Il ritmo con cui il virus SARS-CoV-2 si è diffuso in tutto il mondo fa sobbalzare, ma altrettanto impressionante è la velocità con la quale scienziati e clinici hanno reagito.

gif covid 19 032La scienza sta evolvendo rapidamente ma si stanno commettendo errori. Yagi Studio/ DigitalVision via Getty ImagesSono uno specialista in farmacoterapia e ho consultato i trattamenti delle malattie infettive per decenni. Sono sia euforico, sia preoccupato, mentre guardo il ritmo senza precedenti e l'implementazione della ricerca medica attualmente in corso. La velocità è, ovviamente, importante quando una crisi come la COVID-19 è vicina. Ma la velocità nella ricerca, nell'interpretazione e nell'implementazione della scienza, è uno sforzo rischioso.

Più velocemente la scienza è pubblicata e implementata, maggiori sono le probabilità che sia insoddisfacente. Mescola il panico e lo stress dell'attuale pandemia e diventa più difficile assicurarsi che le informazioni corrette siano comunicate e adottate appropriatamente. Infine, organi di governo come l'Organizzazione Mondiale della Sanità, i politici e i media agiscono come fonti di messaggistica affidabile e di linee di condotta. Ogni passaggio - ricerca, interpretazione, procedimento - prevede misure di salvaguardia per garantire l'acquisizione, l'interpretazione e l'attuazione delle giuste informazioni. Ma il ritmo e il panico stanno testando queste misure di sicurezza come mai prima d'ora.

Ritmo senza precedenti

Il processo di prendere un'idea dalla teoria attraverso i test, ed eventualmente implementarlo, è stato perfezionato nei tempi moderni per garantire che studi e pubblicazioni mediche siano veritieri e accurati.

Una volta completata la ricerca, gli investigatori analizzano i loro risultati e scrivono un manoscritto. Lo sottopongono quindi a una rivista, dove viene esaminato da esperti di quel campo che valutano se i metodi, l'analisi e le conclusioni sono solidi. Se il documento è accettato, viene successivamente modificato e pubblicato in un giornale/rivista.

Da quel momento, gruppi come l'OMS, le società mediche e le agenzie governative valutano questa e altre informazioni basate sull'evidenza, per decidere se stabilire nuove raccomandazioni o modificare quelle esistenti. Normalmente ci vogliono da diversi mesi a più di un anno per passare dalla presentazione alla pubblicazione. Ma la fretta di pubblicare durante questa pandemia, in numerosi casi, ha ridotto i tempi dalla presentazione alla pubblicazione online, a una o due settimane.

C'è stato anche un enorme aumento delle pubblicazioni di prestampa - la pubblicazione di studi online prima che siano adeguatamente sottoposti a revisione paritaria - e questi sono un buon esempio del rischio derivante dalla rapida diffusione dei dati.

gif covid 19 033La gente sta guardando alle agenzie internazionali e governative per la guida. Foto AP / Alex BrandonIl 17 marzo, medici francesi hanno pubblicato un documento clinico di prepubblicazione, che promuoveva il successo riuscito dell'idrossiclorochina nei pazienti affetti da COVID-19. Nonostante l'attenzione dei media e del governo, lo studio è stato descritto dal direttore dell'Istituto Nazionale per le allergie e le malattie infettive Anthony Fauci come "aneddotico", a causa della cattiva progettazione dello studio. [N.d.r.: vedi]

Il 3 aprile, la Società Internazionale di Chemioterapia Antimicrobica, l'organizzazione sponsor della stessa rivista che pubblica questo articolo prepubblicato, ha concordato e dichiarato "... l'articolo non soddisfa gli standard previsti dalla Società" e "Sebbene l'ISAC riconosca che è importante aiutare la comunità scientifica pubblicando rapidamente nuovi dati, ciò non può essere a scapito della riduzione del controllo scientifico e delle migliori pratiche". Il dibattito sull'utilità dell'idrossiclorochina continuerà probabilmente fino al completamento di studi ben progettati.

gif covid 19 034Quasi ogni giorno, la ricerca è divulgata al pubblico sui farmaci da assumere, o da evitare, a causa del coronavirus. Gran parte è molto preliminare. Mint Images/Mint Images RF via Getty ImagesI passi deliberati dell'indagine scientifica, seguiti da un controllo editoriale, sono come i guardrails. Quando questi sono scardinati, esiste il rischio reale che le organizzazioni politiche possano commettere, nonostante il buon intento, errori conseguenti.

Quando la velocità incontra il panico

Niente di meglio illustra come, istituzioni fidate, possano formulare raccomandazioni erronee, come il recente fiasco sull'ibuprofene.

Il sintomo iniziale più comune della COVID-19 è la febbre, e l'ibuprofene è uno dei farmaci più usati al mondo per trattare la febbre. In una lettera pubblicata su The Lancet Respiratory Medicine, i ricercatori europei hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che l'uso di ibuprofene potrebbe peggiorare i sintomi della COVID-19. L'idea è basata sul fatto che poiché l'ibuprofene aumenta la quantità di ACE2 nelle cellule umane - la proteina che il coronavirus utilizza per entrare nelle cellule polmonari - il virus le potrebbe infettare più facilmente se una persona avesse assunto l’ibuprofene. Questo non era uno studio né presentava prove sperimentali sufficienti; era semplicemente una preoccupazione teorica basata su un meccanismo.

Tre giorni dopo la pubblicazione della lettera, il ministro della Sanità Francese ha twittato un messaggio in cui invitava le persone a evitare l'uso dell'ibuprofene per la febbre associata al coronavirus, in base a quattro casi "citati" di persone che si sono ammalate dopo aver assunto l'ibuprofene. Questi casi non sono mai stati pubblicati su una rivista. Il Ministero della Salute francese ha dato seguito a questo, con un ampio divieto di trattamento della febbre da COVID-19 con farmaci antinfiammatori non steroidei come l'ibuprofene. L'OMS ha twittato un avvertimento sostanzialmente simile. I media hanno seguito con altri aneddoti, correlando discutibilmente il peggioramento dei primi sintomi con l'uso dell'ibuprofene, e riferendosi alla lettera come uno "studio", aggiungendo confusione e paura.

La lettera di Lancet aveva anche ipotizzato che altri due farmaci, comunemente usati per trattare l'ipertensione e il diabete - ACE-inibitori (ACE-I) e recettori bloccanti dell'angiotensina (ARBs) – avrebbero potuto essere problematici nelle persone con la COVID-19. Tuttavia, il meccanismo che hanno presentato è stato descritto in modo incompleto e ha trascurato che una proteina che questi farmaci promuove può essere utile nel ridurre l'infiammazione e il danno tissutale nei polmoni e nel cuore.

La risposta

Questa lettera a The Lancet sfuggì alla salvaguardia della ricerca e all'interpretazione istituzionale e mediatica, ma uno dei passatempi più antichi della scienza - che annuncia gli errori degli altri - ristabiliva la giusta prospettiva.

Clinici e scienziati hanno reagito rapidamente, supportando l'uso dell'ibuprofene nei pazienti con la COVID-19. Il supporto è stato delineato in una revisione della letteratura pubblicata. In risposta, l'OMS ha rapidamente ribaltato la sua posizione sull'ibuprofene.

Una  simile risposta rapida c'è stata anche sulle dichiarazioni relative agli ARBs. Nel giro di pochi giorni, tre importanti gruppi di cardiologia, tra cui l'American Heart Association, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per sollecitare i professionisti a non interrompere l'ACE-I e gli ARBs nei loro pazienti.

Il rapporto rischio-beneficio è sempre un fattore clinico per l'uso di qualsiasi farmaco per qualsiasi paziente. Ma il rischio per la sospensione dell'uso di un farmaco, o per l'implementazione di qualsiasi cambiamento di un metodo importante, non deve essere teorico.

Qualche prospettiva

Poiché il coronavirus si scatena negli Stati Uniti, è incredibilmente importante sapere se i farmaci comunemente usati come l'ibuprofene o gli ARBs sono rischiosi, neutri o potenzialmente terapeutici. Ci sono modi per scoprirlo rapidamente. Ad esempio, i ricercatori possono cercare correlazioni tra l'uso di ibuprofene o ARBs e più severe infezioni o decessi. E studi clinici standard possono, dovrebbero e devono essere fatti. Esistono diversi studi attualmente in corso per testare l'effetto e il rischio degli ARBs per i pazienti con la COVID-19. Ma fino a quando la scienza non sarà completata, è sciocco e potenzialmente pericoloso allontanarsi da importanti farmaci clinicamente testati.

Scienziati e politici devono fare passi rapidi ed evitare quelli falsi. Il corretto metodo scientifico e lo svolgimento di studi, pubblicazioni attentamente riconsiderate e interpretazioni convincenti post-rilascio, sono garanzie necessarie per assicurare che vengano prescritti e forniti i medicinali migliori e più sicuri. La pressione e la disperazione del momento stanno costringendo ricercatori e responsabili politici a essere innovativi e ad agire rapidamente, ma ciò che viene fatto dovrebbe rimanere all'interno dei concetti guida della ricerca medica.

April 9, 2020 8.08am EDT
Irving Steinberg - Dean for Faculty, USC School of Pharmacy; Associate Professor of Clinical Pharmacy & Pediatrics, School of Pharmacy & Keck School of Medicine of USC; Director, Division of Pediatric Pharmacotherapy, Dept of Pediatrics, LAC+USC Medical Center, University of Southern California

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Tratto da:
https://theconversation.com/coronavirus-research-done-too-fast-is-testing-publishing-safeguards-bad-science-is-getting-through-134653


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