12 Apr 2020
LO STUDIO MOSTRA CHE I PANGOLINI POSSONO AVER TRASMESSO IL NUOVO CORONAVIRUS DAI PIPISTRELLI AGLI UMANI
Posted by Forrest Group Minerva
Creato: 12 Aprile 2020

Lo studio mostra che i pangolini possono aver trasmesso il nuovo coronavirus dai pipistrelli agli umani

pangolini, non i serpenti, possono essere l'anello mancante per la trasmissione del nuovo coronavirus dai pipistrelli agli umani.

Dalla sua iniziale epidemia al mercato all'ingrosso di frutti di mare di Huanan, a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019, la COVID-19 ha infettato oltre un milione di persone in tutto il mondo. Per comprendere e controllare la trasmissione della COVID-19, gli scienziati stanno correndo per studiare il coronavirus che causa la malattia: il virus SARS-CoV-2, precedentemente denominato 2019-nCoV. Il SARS-CoV-2 è zoonotico, il che significa che il virus ha avuto origine negli animali ed è stato trasmesso all'uomo. Una sfida fondamentale è determinare quale animale ha trasmesso il virus agli umani.

Siamo un team di bioinformatici e riteniamo che sia nostra responsabilità, nei confronti della comunità globale, indagare sull'origine di questo virus.

Sulla base della ricercagif covid 19 036Questo pangolino della Sonda trovato nel sud-est asiatico è attualmente considerato in pericolo di estinzione. nel nostro laboratorio, crediamo che i pangolini, al contrario dei serpenti, possano essere stati gli ospiti che hanno trasmesso il coronavirus alle persone, e causato la pandemia della COVID-19 in corso. Il pangolino, noto anche come formichiere squamoso, è l'unico mammifero noto con squame, e si trova in Asia e in Africa.

Il mistero della trasmissione zoonotica

Dal gennaio 2020, l'attuale consenso tra la comunità scientifica è che il SARS-CoV-2 ha avuto origine in pipistrelli a ferro di cavallo [N.d.r.:Rhinolophus]; tuttavia, sulla base di ciò che è noto sulla trasmissione dei coronavirus zoonotici precedenti, è improbabile che i pipistrelli abbiano trasmesso i virus direttamente agli umani. Invece, gli scienziati sospettano che il coronavirus del pipistrello abbia infettato un altro animale, un "ospite intermedio", che successivamente ha trasmesso il virus all'uomo.

Ad esempio, il SARS-CoV, che è il coronavirus che ha causato la pandemia della sindrome respiratoria acuta grave (SARS) nel 2003, è un parente stretto del SARS-CoV-2. È stato anche scoperto che è stato trasmesso dai pipistrelli a un ospite intermedio - lo zibetto di palma mascherato - che successivamente ha infettato gli umani. Allo stesso modo, il MERS-CoV, il coronavirus che ha causato la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) nel 2012, è passato dai pipistrelli a un altro ospite intermedio, il cammello dromedario, prima di infettare l'uomo.
gif covid 19 037
L'identità dell'ospite intermedio del SARS-CoV-2 è quindi un mistero che molti ricercatori sperano di risolvere, poiché conoscere l'ospite intermedio è molto utile per prevenire un'ulteriore diffusione dell'epidemia. Uno studio iniziale ha affermato che serpenti come il krait cinese e il cobra cinese erano probabilmente gli ospiti intermedi per il SARS-CoV-2. Tuttavia, questa conclusione ha rapidamente destato scetticismo, in parte perché non esiste alcuna precedente prova che i coronavirus possano trasmettersi da un animale a sangue freddo, come i serpenti, agli esseri umani.

I serpenti sono ospiti improbabili

L'affermazione iniziale secondo cui i serpenti trasmettevano il SARS-CoV-2 si basava su un'analisi della sequenza genetica del virus. Affinché sia i virus, sia le cellule animali funzionino, le sequenze genetiche (RNA o DNA) devono essere tradotte in proteine, che svolgono quindi molti compiti del virus e della cellula. Queste proteine esistono come catene collegate di singoli amminoacidi; ogni amminoacido, in una proteina, è codificato da un gruppo di tre nucleotidi, noti anche come codone, nella sequenza genetica.

Poiché ci sono 64 possibili codoni diversi ma solo 20 amminoacidi, diversi codoni possono corrispondere al medesimo amminoacido; organismi diversi avranno preferenze diverse per il codone che viene utilizzato per un dato amminoacido. Il primo studio ha ipotizzato che affinché il coronavirus cresca efficacemente all'interno di una cellula animale, le preferenze di utilizzo del codone del coronavirus dovrebbero corrispondere a quelle della cellula ospitante.

I ricercatori hanno confrontato l'uso del codone nel virus SARS-CoV-2 con quello delle cellule di otto animali del mercato all'ingrosso di frutti di mare di Wuhan Huanan. Questo studio ha scoperto che i serpenti condividono il modello di utilizzo del codone più simile al SARS-CoV-2, dichiarando così che i serpenti erano gli ospiti intermedi più probabili.

Tuttavia, la loro ipotesi centrale secondo cui i coronavirus e i loro animali ospiti condividono un simile utilizzo del codone non è mai stata verificata. Il nostro team, dell'Università del Michigan, ha esaminato questa ipotesi ed eseguito un'analisi più sistematica che abbiamo pubblicato in un recente studio di follow-up. Abbiamo confrontato l’uso del codone di tre coronavirus (SARS-CoV-2, SARS-CoV e MERS-CoV) con quelli di oltre 10.000 diversi tipi di animali.

Con nostra sorpresa, abbiamo scoperto che l'uso del codone di un coronavirus non è determinato dai suoi ospiti. Ad esempio, il codone usato del SARS-CoV e del MERS-CoV è molto più vicino alle rane e ai serpenti che ai loro reali ospiti animali (rispettivamente, zibetti e cammelli). Ciò dimostra che non è possibile utilizzare solo l'uso del codone nelle cellule di animali per inferire gli ospiti di coronavirus, suggerendo che la pretesa iniziale della trasmissione a carico del serpente del SARS-CoV-2 è probabilmente errata.

Alla scoperta del pangolino come probabile anello mancante

Il nostro studio di follow-up ha anche scoperto che la sequenza genetica di un coronavirus, scoperta in campioni polmonari del pangolino malese (Manis javanica), era molto simile al SARS-CoV-2. I due virus condividevano il 91% della loro sequenza genetica.

Esiste una somiglianza particolarmente forte tra le proteine spike di questi due virus. La proteina spike, che si trova sulla superficie di un coronavirus, è utilizzata dal virus per penetrare in una cellula animale. Il coronavirus di pipistrello, che era l'antenato del SARS-CoV-2, ha 19 amminoacidi sulla proteina spike che sono diversi dal SARS-CoV-2; il coronavirus del pangolino ha solo cinque amminoacidi diversi dal SARS-CoV-2. Nel frattempo, diversi altri gruppi di ricerca hanno trovato ulteriori prove sperimentali di pangolini infettati da coronavirus molto simili al SARS-CoV-2.

Mentre i pangolini sono ora i nostri principali sospettati come ospiti intermedi, il nostro studio conclude che altri potenziali ospiti intermedi dovrebbero essere ancora considerati. Un coronavirus può utilizzare più di un tipo di animale per infettare l'uomo: ad esempio, mentre gli zibetti sono più noti per la trasmissione del SARS, altri animali come cani procione e tassi di furetto sono anche in grado di trasportare il SARS. Allo stesso modo, anche i gatti  e i furetti possono essere infettati dal SARS-CoV-2; non è ancora noto se gli esseri umani possano essere infettati dal coronavirus residente in questi animali.

April 10, 2020 8.17am EDT
Yang Zhang - Professor of Computational Medicine & Bioinformatics, University of Michigan
Chengxin Zhang - PhD Candidate in Bioinformatics, University of Michigan
Wei Zheng - Postdoctoral Fellow of Computational Medicine and Bioinformatics, University of Michigan

Articoli correlati
COVID-19 (Coronavirus 2019)



Tratto da:
https://theconversation.com/study-shows-pangolins-may-have-passed-new-coronavirus-from-bats-to-humans-135687


Si declina qualunque responsabilità per la presenza di eventuali errori involontariamente introdotti nel testo nella traduzione o nella trascrizione. Si precisa inoltre che il contenuto dell'articolo non sostituisce in modo alcuno ciò che è divulgato nei libri ed in bibliografia e, nel medesimo tempo, non costituisce alcun riferimento tecnico, medico e scientifico.